Parole agghiaccianti, parole d’ordine su ogni giornale, su ogni televisione.

Con il solo scopo di creare il mostro, di amplificare il danno, di fare un propaganda fatta di media e di fuoco, di ronde e di assalti, di barbarie e inciviltà. Ronde? Ma che parola è? 

Ma come la si può accettare? 

Oggi non sono potuta essere a Verona e mi è dispiaciuto…perchè era importante esserci, perchè di quella città ho solo ricordi poco positivi, intrisi di quell’atteggiamento che è luogo idoneo alla barbarie intollerante e medievale.

Mi sento ogni giorno più estranea, mi vergogno, odio quello che quotidianamente vedo. Odio l’idea di non poter far nulla…qui nemmeno “il lavoro della talpa” si può fare, qui bisognerebbe solo fuggire, che è l’unica cosa che non posso fare.

                  

Foto di Valentina Perniciaro: Roma, Da una cella dell'ex carcere del San Michele.

“Quando saremo due saremo veglia e sonno,

affonderemo nella stessa polpa

come il dente di latte e il suo secondo, 

saremo due come sono le acque, le dolci e le salate, 

come i cieli, del giorno e della notte, 

due come sono i piedi, gli occhi, i reni, 

come i tempi del battito, 

i colpi del respiro.

Quando saremo due non avremo metà

saremo un due che non si può dividere con niente.

Quando saremo due, nessuno sarà uno, 

uno sarà l’uguale di nessuno

e l’unità consisterà nel due.

Quando saremo due

cambierà nome pure l’universo

diventerà diverso”

____ERRI DE LUCA____

Pitigliano,, marzo 2006

Foto di Valentina Perniciaro: Scala. Pitigliano

Una scala in salita, decisamente.

Ma tutta questa paura non sembra mettere. Ci hanno insegnato ad andare avanti, a salire, ad arrampicarsi, a seppellire la mostruosità con i nostri sorrisi, con il rosso vivo delle nostre bandiere.

Alla libertà, musa eterna.

 

“L’esilio che mi è dato, onor mi tengo

Cader co’ buoni è pur di lode degno.”    __DANTE__

 

Casa. Rientrata ora. Stordita.      Se il mondo avesse il tuo sguardo vivremmo una terra diversa.

Se il mondo conoscesse la bellezza del vento e della libertà … io sarei in grado di conoscere la strada.

Genova, 20 Gennaio 2002

Foto di Valentina Perniciaro: TUTT@ LIBER@

Amore: “Che non sia immortale dato che è fiamma,

        ma che sia eterno mentre dura” 

                                         _Gioconda Belli : La donna abitata_

                               

Colonna sonora: “J’ai perdu la Tete” C.Aznavour

Foto di Valentina Perniciaro _Alone_

“Nella vita dell’uomo
per ogni cosa c’è il suo  momento, 
per tutto c’è un’occasione opportuna.
Tempo di nascere, tempo di morire, 
tempo di piantare, tempo di sradicare, 
tempo di uccidere, tempo di curare, 
tempo di demolire, tempo di costruire, 
tempo di piangere, tempo di ridere, 
tempo di lutto, tempo di baldoria,
tempo di gettar via le pietre, 
tempo di abbracciare, tempo di staccarsi, 
tempo di cercare, tempo di perdere, 
tempo di conservare, tempo di buttar via,     
tempo di strappare, tempo di cucire,
tempo di tacere, tempo di parlare, 
tempo di amare, tempo di odiare,
tempo di guerra, tempo di pace.
ECCLESIASTE III, 1-8                                       
Damasco, settembre 2006
Il panettiere addormentato di Damasco. Alle 4 di mattina, mentre si tornava a casa con la testa piena di ‘araq. Il mio panettiere, quello a due passi dal vicolo di casa mia, a pochi passi dal mio cortile e da quell’albero di arance che mi permetteva di godere il fresco anche con il sole alto.
E l’odore di quel pane sempre caldo, sempre soffice, sempre capace di insegnarti un modo nuovo di mangiare. Il pane di Damasco…il sapore di quelle cenette tra chiacchiere e sapori, tra lingue e lineamenti contrastanti. 
Mi mancano le notti damascene, mi manca il canto dei minareti a spezzare la pace notturna, 
mi mancano gli sguardi in cui si annega, mi manca il caos immanente delle sue strade.
Tempo di fermarsi, tempo di ricominciare.
Foto di Valentina Perniciaro : Il panettiere addormentato.  Damasco, settembre 2006
                 

Nicoletta 

E‘ bastato poco..ed ora non posso che scriverti un qualcosa che assomiglia di più ad una dichiarazione d’amore che ad un post da dedicare ad un’amica. Ma, folle compagna di tante avventure deliranti, quello che abbiamo costruito in questi due anni è di pasta diversa, è attaccato col mastice e con la fiducia.

Con la complicità, con le risate che solo noi sappiamo farci, con la forza che mi hai dato quando ne avevo bisogno, con la tua costante presenza per qualunque cosa..soprattutto per sorridere, per affrontare insieme ’sta vita ogni giorno più incasinata. Questo blog appena nato non poteva iniziare a farsi invadere da te!

Che sei peggio di me: occupi tutto.

E tra qualche minuto rioccuperai il mio tempo. Fino a quel cancello.

Foto di Valentina Perniciaro _Un lemure a Villa Sciarra_

 

Beirut sotto assedio.

Non ci posso pensare e quasi non ho voglia di leggere gli aggiornamenti , di capire in quali strade e quartieri si combatte e in quali è tutto tranquillo come sempre. Beirut è questo, Beirut è la contraddizione costante, è la guerra permanente, è la bellezza mutilata.

Ed ora, come sempre, sento il richiamo, il desiderio di correre a vedere che accade, di avvicinarmi al delirio di quel paese dilaniato, meraviglioso, struggente. Con il cuore fermo tra le strade dei campi, sul lungomare colorato, vicino al porto ora chiuso a causa dei combattimenti.

Ancora piombo nella dolce Beirut, ancora sangue sotto il vento libanese.

Baruda_campo profughi

Foto: Valentina Perniciaro_Campo profughi di Rashidiyye, Libano del sud. Agosto 2003. 

        Il 9 maggio 1976, Ulrike Meinhof è stata trovata appesa alle sbarre della sua cella.

Militante della R.A.F. (Rote Armee Fraktion) , organizzazione armata tedesca attiva dagli anni ‘70 anche conosciuta come Banda Baader-Meinhof.

La mattina del 9 maggio 1976 nel supercarcere-fortezza di Stammheim terminava la vita di Ulrike . Gli agenti di custodia avevano trovato la detenuta impiccata nella sua cella. Un anno e mezzo più tardi, il 18 ottobre 1977, altri tre appartenenti alla Raf, Gudrun Ensslin, Andreas Baader e Jan-Carl Raspe, verranno anch’essi rinvenuti morti nelle loro celle. 


“Battete in Piazza il calpestìo delle Rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena di un nuovo diluvio
laveremo le città dei mondi 

Il toro dei giorni è pezzato.
Il carro degli anni è lento.
Il nostro Dio è la corsa.
Il Cuore è il nostro tamburo.

Che c’è di più celeste del nostro oro?
Ci pungerà la vespa d’un proiettile?
Nostre armi sono le canzoni.
Nostro oro le voci squillanti

Prato, distenditi verde,
copri il fondo dei giorni.
Arcobaleno, dà un arco
ai cavalli veloci degli anni.

Vedete, il cielo s’annoia delle stelle!
Senza di lui intrecciamo i nostri canti.
ehi, Orsa Maggiore, esigi
che ci assumano in cielo da vivi!

Bevi le gioie! Canta!
Nelle vene la primavera e diffusa.
Cuore, batti la battaglia!
Il nostro petto è rame di timballi.”

Vladimir Majakovskij - La nostra Marcia (1917) 

                          

Peppinu Impastatu fu ammazzatu ri la mafia p’aviri dinunziatu li dilitti di contrabbannu,

di droga e di armi di Tanu Badalamenti, mafiusu

putenti e protettu di lu statu, patruni d’ammazzari,

mfami prigiuricatu, Don Tano ricunusciutu, ri tutti rispettatu e cchiù chi mai timutu pi lu crimini pirpitratu,

p’aviri fattu satari nall’aria Pippinu nostru,

bannera ri Democrazia Proletaria.

Fu na pugnalata nna lu pettu a li piciotti digni di rispettu, a li picciotti ca vonnu grirari la rabbia

pi un putiri travagghiari.

Pippinu, vucca di verità, vucca d’innucenza, rapprisienta a simienza ri sta terra senza spiranza.

Grirava a tutti ri pigghiari cuscienza a la radiu,

a la chiazza, nta li strati, pi li piciotti era comu un frati.

Vuleva fari la rivoluzioni pi dimustrari a la pupulazioni nca nun s’accansa nenti cu li scanti.

Quarcunu lu capiu, tanti autri no.

Nna lu silenziu fattu ri duluri chiovino garofani rossi

comu li lacrimi di chiddu chi arristamu, ncapu li resti di

Pippinu massacratu. Picchì…sti delitti?

In ricordo di Peppino, trucidato dalla Mafia 30 anni fa. 

Finalmente anche io cambio vita. Da oggi ho chiuso tutti i miei rapporti con Bill Gates!

E godo , come godo. Vita nuova…più mele per tutti e tutte!

 

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